Per quanto possa sembrare incredibile, persino la Corte d'Appello di Milano (che dieci anni fa aveva riconosciuto il danno non patrimoniale per i disagi causati dai ritardi dei treni) ha stabilito che la paura della morte causata dalle comunicazioni di Philips deve essere affrontata attraverso un procedimento giudiziario ordinario e non con una class action.
Il motivo è che ognuno soffre in modo diverso di fronte al rischio di sviluppare un cancro o di perdere la vita.
Su questo punto siamo d'accordo con i giudici milanesi: è inevitabile. Siamo tutti (fortunatamente) diversi gli uni dagli altri.
Tuttavia, non capiamo perché non sia possibile discutere questi danni nella forma di un'azione collettiva, che, per sua natura, ha come elemento unificante la condotta illecita comune a tutti.
Basterebbe allora dire che la somma di XXX è sufficiente come minimo comune denominatore per risarcire tutti.
Se necessario, si possono creare sottoclassi per gruppi di richiedenti che sono omogenei al loro interno.
E che se qualcuno vuole un risarcimento maggiore e personalizzato, allora in quel caso potrà (ma mosto non) presentare una propria specifica richiesta di risarcimento.
Ma richiedere a ogni parte lesa di presentare una richiesta di risarcimento individuale, con costi individuali, come sappiamo dalla storia, alla fine impedisce alla maggior parte delle persone di farlo, portando a vaste sacche in cui la protezione dei diritti è inefficace, con grande gioia dell'industria.
Estendendo ulteriormente il concetto, emerge un'altra conseguenza, più sistemica, non proprio gloriosa e in netto contrasto con il preambolo del Regolamento UE sui dispositivi medici, secondo il quale ai pazienti viene garantita "un elevato livello di sicurezza e salute"Infatti, senza rischiare conseguenze legali, un produttore può ignorare la salute dei suoi clienti, nascondere un grave difetto per anni e infine ritirarlo dal mercato annunciando che può provocare il cancro o uccidere, terrorizzando così milioni di persone in tutto il mondo... eppure ne esce indenne, senza un graffio, mentre i pazienti rimangono a bocca asciutta.
Poiché questa non è la soluzione che vogliamo, la battaglia continua, così come il nostro dialogo con le autorità giudiziarie, alle quali continueremo a presentare argomenti fondati per un cambiamento progressivo.
Tornate presto su queste pagine per gli aggiornamenti.
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